Sarà che ne sono stato direttamente interessato, sarà quello che volete, ma sono rimasto MOLTO impressionato da come tutto il trasporto aereo europeo si sia fermato per la recente eruzione del vulcano islandese dal nome impronunciabile. Perdonate il ritardo della pubblicazione di questo intervento, che ha soggiornato nella sezione bozze del blog per parecchi giorni, ma in questo periodo sono parecchio impegnato.

Decine di migliaia di voli, decine e decine di compagnie aeree (ora i numeri esatti non li so e non mi interessano), tutto fermo. Non che fosse una catastrofe, in fondo è solo la confusione iniziale che impressiona… se il vulcano non avesse dato segno di tregua ci si sarebbe organizzati potenziando il trasporto ferroviario e navale, e anzi questo è stato fatto in parte nella “settimana di fuoco”. Quello che è successo è perfettamente normale se ci si pensa, dopotutto i vulcani devo eruttare prima o poi, le nubi di cenere sono dannose per i motori jet e non solo e quindi gli aerei restano a terra, punto. Non ci sono “se” e non ci sono “ma”. Dopotutto, non vogliamo che si ripeta l’incidente del 1982, di cui il pilota che ne è stato il protagonista è anche venuto a raccontarci la vicenda in università. Se non vi piace l’incidente dell’82, c’è anche quello dell’89.

In ogni caso, martedì 20 aprile, nella notte, anche lo spazio aereo inglese è stato riaperto, con l’eccezione di alcune zone limitate dove la concentrazione delle ceneri è ancora troppo alta per permettere il traffico civile. Ci è voluto un po’ prima che le cose tornassero alla normalità: migliaia di persone da portare dove volevano andare prima che il casino cominciasse, aerei nel posto sbagliato e al momento sbagliato e un bel po’ di lavoro per l’ufficio pianificazione (se si chiama così) delle compagnie aeree colpite dal nuvolone assassino.

Non sono mancate e non mancano le discussioni che inevitabilmente un evento di questo genere si poterà dietro per giorni, se non settimane. Come è stata gestita la situazione? Si poteva evitare tutta questa confusione e tutti questi soldi persi da parte delle compagnie aeree? Si poteva forse assumere un atteggiamento più “scientifico”, attento e razionale nei confronti dell’accaduto, chiudendo lo spazio aereo solo dove veramente necessario? Quello che penso io è: esistono dei protocolli che sono stati seguiti, se è stato deciso che agli aerei non è permesso volare attraverso le nubi di origine vulcanica non lo fanno, a prescindere dalla concentrazione, punto. Se si vuole cambiare questa cosa, si fanno i dovuti approfondimenti tecnici e si modificano le regole, ma con calma, non con la pressione delle compagnie aeree che non vogliono perdere altri soldi. Quindi, secondo me, se c’è stato un errore nella gestione di questa situazione esso è stato prima (ovvero al momento di definire una regola che non era necessario fosse così categorica), e non durante. In fondo, chi è la persona che si assumerebbe la responsabilità di scavalcare regole di sicurezza di una tale importanza? Chi è la persona che poi si assume la responsabilità se anche un solo volo su 10.000 fa una brutta fine a causa di un procedura standard non seguita? A parlare sono bravi tutti!

Cosa abbiamo imparato da questa vicenda? Che è pericoloso fare affidamento ad un solo mezzo di trasporto, che nei prossimi decenni sarà necessario riuscire a conciliare fumi vulcanici e aerei (o perlomeno provarci, e questo magari sarà anche un po’ compito mio 🙂 ) e che la Easyjet deve imparare a cancellare i voli in ordine cronologico invece che in ordine sparso. Eh sì, sarei riuscito a raggiungere Londra mezza settimana prima… invece ho fatto una settimana di vacanze in più, maledizione! 😛

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